DI LAURA CIMA
laura cima
Oggi a Torino splende il sole e dalla mia finestra vedo una collina verdissima e il palazzo del lavoro, quello di Nervi che il Pd vuole convertire in una ennesima shopville, arrugginito ma rassicurante,  l’imponente cubo di vetro circondato da alberi ormai cresciuti, che domina il laghetto e il confine con Moncalieri. La colonna di Pomodoro alla rotonda è stata tolta, costava troppo mantenerla in buone condizioni e la si è usata solo per l’ingresso a Torino durante le olimpiadi. Poi si è buttata via perché non serviva più. Proprio come tutte le costruzioni di Expo che faranno la stessa fine. Come gli impianti costati miliardi nella mia Valsusa.
Il potere Pd che governa la mia città da venticinque anni, simbolicamente oggi mi si mostra in tutta la sua decandenza da qui. Una delle periferie più fortunate rispetto al Nord ma martoriata da decenni di lavori per il teleriscaldamento prima e ora,  dal duemila, per la metropolitana mai finita. Molti negozi nel frattempo hanno chiuso, per la crisi e per il disagio. Ma nel municipio si continuano a progettare centri commerciali, questa è l’idea di riqualificazione dominante.
Oggi mi sembra che la cappa che ci sovrastava si sia dissolta e finalmente si possa di nuovo partecipare alla politica, anche se non si è amici degli amici. Anche se non ci si aspetta di promuovere qualche affare, anche se non si riceve, pochi giorni prima del voto, nessun benefit.
Il sorriso, la calma  e la determinazione di Chiara, l’elezione di sei giovani donne a consigliere sui dieci affermati con i 5stelle, alcune delle quali ho conosciuto in questi mesi, mi ripagano di tante aspettative.
Posso di nuovo sperare con i miei amici di Cavallerizza che si possa disegnare un master plan di recupero per questo luogo straordinario, pieno di storia della nostra città dal Risorgimento, per consolidarne la vocazione di luogo d’incontro delle creatività, della passione politica, della condivisione, che si colleghi ad altri centri europei e altri centri nei quartieri, con una rete viva, alternativa a quel potere soffocante che ha ricevuto una prima lezione. Mercoledì alle 21 assemblea per decidere insieme a cui siete tutte e tutti invitati, soprattutto dalle periferie.
Quelle dove il M5S si è affermato il primo partito. Solo alla Crocetta il Pd ha vinto, luogo bene da sempre, dove mi avevano fatto vivere i miei genitori dal dopoguerra, commerciante e casalinga, fino a prima contadini nella bassa mantovana e nelle risaie vercellesi.
Prima cercavo di scappare da Torino, oggi mi è tornata la voglia di restare per lavorare insieme a queste giovani donne che ci hanno offerto per la prima volta dopo tanti anni, una possibilità di cambiamento e di alternativa a questo potere soffocante di Pd, S.Paolo e costruttori che hanno cementificato e si sono arricchiti, che hanno da sempre dichiarato l’amicizia a Marchionne che se ne è andato, e lasciato nella miseria chi era disoccupato, cassaintegrato, precario, donna monoreddito con figli, ammalato per l’aria irrespirabile, senza più sogni nel cassetto.
Quindi lavorerò con le ragazze che hanno sfidato il potere con grande calma e determinazione, senza cadere in provocazioni continue e sdoganando il loro movimento a cominciare dalle periferie. Perché hanno dimostrato che si può, senza paura e senza aggressività o arroganza, affermarsi, pensando “al futuro e non a sé” come scrive oggi sulla prima pagina di Repubblica Concita DeGregorio, già direttora dell’Unità quando ancora si poteva leggere.  Anzi lei titola: “Virginia e Chiara, le ragazze al potere”, come l’avessero già raggiunto. Perché “la forza semplice di queste ragazze parla. A chi non ha casa..” mentre l’altra politica “tutela sé stessa.
 Care amiche femministe, sono contenta che alcune di voi abbiano condiviso il mio desiderio di aiutare Chiara ad affermarsi e mi chiedo come sia possibile che altre, abbiano continuato a fare propaganda per maschi poco credibili, spesso riciclati, abbiano ripetuto acriticamente anche sui social commenti loro di cui si facevano amplificatore e non abbiano capito cosa stava succedendo. Senza curiosità e desiderio di affiancare giovani donne a Torino e a Roma, che ci provavano, che dimostravano autonomia e non sottoscrivevano alcun patto, che esprimevano sempre il loro pensiero, come ha fatto Chiara. Ce l’hanno fatta mentre noi per decenni non siamo stati capaci di entrare da protagoniste nei luoghi della politica e delle istituzioni, se non in modo marginale, senza cambiarle.
Eppure che il vento stesse soffiando a nostro favore  lo dimostravano le sindache di Madrid e Barcellona, le donne di iniziativa femminista svedese, una vietnamita che a 19 anni ha fondato il partito e lo ha portato in dieci anni a vincere e a contrastare la destra razzista e una rom che ha contaminato di femminismo la sua comunità e poi è diventata parlamentare europea con lo slogan dentro le femministe e fuori i razzisti” . Con l’ambizione di fondare un gruppo femminista anche a Bruxelles.
Stiamo commemorando i settant’anni della nostra Repubblica insieme al voto alle donne. Facciamolo in modo non rituale. Oggi c’è lo spazio, come dice il nostro appello di Primalepersone “per una nuova resistenza dalla resistenza”, per impedire che si dimentichino i valori della nostra costituzione rimaneggiandola ancora una volta nella parte dei poteri, quella che hanno scritto e continuano a riformare solo uomini. Insieme, tra diverse generazioni, abbiamo maturato i saperi che servono a capire cos’è uno stato democratico, a entrare nelle istituzioni senza dipendere dal potere maschile ormai squalificato, a pensare al futuro di tutte e tutti quelli a cui oggi è negato. A cominciare da donne e bambini migranti.
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