DI STEFANIA DE MICHELE

stefania de michele

Anche in occasione del voto di domenica scorsa, Cristo e la Prefettura si sono fermati a pochi chilometri da Napoli. Non li hanno fatti entrare a Chiaia, San Lorenzo, Soccavo, Rione Sanità. Nei quartieri terra di nessuno, le telecamere di Fanpage carpiscono però, ancora una volta, anomalie, irregolarità e possibili brogli per l’elezione del sindaco, il rinnovo del Consiglio comunale e delle 10 Municipalità. Soldi e passaggio di certificati elettorali davanti ai seggi, imbonitori che intercettano i cittadini che si recano alle urne, elenchi di elettori da andare a recuperare a casa. Le sentinelle dell’antimafia sociale stanno all’erta e, dove non arrivano le autorità di pubblica sicurezza, vigilano e denunciano la compravendita: qualche volta in cambio di soldi (cifra media di 20/50 euro per una preferenza in scheda), in altre circostanze per un buono spesa. In alcune zone, ad esempio a Scampia, gli elettori raccontano di seggi dotati di un numero inferiore di schede rispetto ai votanti. E le parole sono certificate dalle immagini e dall’audio, rubati dai reporter del sito web Fanpage. Cui prodest? Giova a tutti e a nessuno, nello scambio – questo sì gratuito – di accuse reciproche. “Noto una strana coincidenza – sostiene l’europarlamentare di Forza Italia, Fulvio Martusciello -sarà forse un caso, ma i meccanismi di voto poco chiari sono stati rilevati soprattutto nei seggi dove ha vinto la coalizione del sindaco uscente, Luigi de Magistris”. Dal canto suo, de Magistris – in vantaggio netto al primo turno – si appella al Prefetto perché, domenica 19 giugno, il ballottaggio si svolga nella piena regolarità. Stesso auspicio viene pronunciato da Gianni Lettieri, alla guida del centrodestra arrivato al ballottaggio, che non rinuncia a tirare un gancio all’avversario: “Bisogna aumentare la vigilanza all’esterno dei seggi. Non servono le ronde dei ragazzi dei centri sociali, volute da de Magistris. C’è bisogno delle forze dell’ordine”. Anche i trombati del Movimento 5 Stelle, il cui tesoretto di voti fa gola ai due al ballottaggio, promettono di denunciare i presunti brogli e ricordano di aver proposto una legge per evitare l’inquinamento del voto. “Proposta che – dichiara il membro del Direttorio pentastellato, Carlo Sibilia – tarda ad essere anche solo esaminata dal Partito Democratico. I dem non approfondiscono – insinua Sibilia – perché forse non gli conviene”. All’ombra del Vesuvio, qualche guaio il Pd già ce l’ha: un decreto di perquisizione è stato eseguito nella sede cittadina del partito dai Carabinieri, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Napoli. L’ipotesi di reato è corruzione elettorale: l’ipotesi al vaglio degli investigatori è che due candidati abbiano acquisito voti in cambio di promesse di inserimento nel programma lavorativo Garanzia Giovani, finanziato dalla Regione. Certo, molta acqua è passata sotto i ponti, dal laurismo ad oggi. Eppure le pratiche del voto di scambio sono sempre le stesse. Negli anni ’50 gli uomini del comandante Achille Lauro distribuivano pacchi di pasta, barattoli di pelati, scarpe spaiate (la sinistra prima, la destra dopo le elezioni). Cambiano adesso forse solo i metodi d’incasso della contropartita: foto mms del voto venduto e l’affare è fatto.
Annunci