DI NICOLA FRATOIANNI
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Il primo turno è andato. A Torino e Roma i dati non sono quelli che avremmo voluto e che ci aspettavamo. Non siamo stati capaci di intercettare il voto in uscita dal Pd che sono andati in gran parte al m5s. Paghiamo una fragilità e un difetto di radicamento che vengono da lontano. E su questo dovremo lavorare molto. In altre realtà come Bologna, Sesto Fiorentino, Napoli, Cosenza e Brindisi i risultati sono molto positivi. A Cagliari la sinistra che governa bene si conferma al primo turno. Unico caso in Italia. La verità è che dove abbiamo unito autonomia e innovazione i risultati sono stati incoraggianti. Ora dobbiamo lavorare. Serve una forza strutturata, organizzata e capace di ricostruire un radicamento nella società. Serve pazienza e determinazione. Queste elezioni non sono la misura definitiva di un progetto. Sono un passaggio col quale fare i conti, soprattutto dove le cose non sono andate bene, senza reticenze o autoassoluzioni. Con queste elezioni si apre una fase nuova e si chiude il dibattito troppe volte estenuante sul rapporto col Pd. L’autonomia e il carattere alternativo del nostro progetto non possono essere messo in discussione ad ogni tornante: quello che vive di sola tattica è infatti un dibattito che considero sbagliato e regressivo. Da domani occorre lavorare ad una proposta per il paese, ad un profilo politico e culturale, ad un programma chiaro che abbia al centro la lotta alle disuguaglianze. E naturalmente occorre concentrare il nostro lavoro sul referendum costituzionale di ottobre. Perché lì si gioca una partita decisiva sul piano politico e soprattutto sul terreno della qualità della democrazia. Abbiamo bisogno di una sinistra nuova e non dell’ennesima nuova sinistra.
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