DI VALERIA CALICCHIO
valeria calicchio
Quando sono arrivata a Roma nel 2008 era appena stato eletto Alemanno. Si sentiva già che molto stava cambiando e la Roma che avevo immaginato e vissuto sporadicamente (quella delle estati romane, dell’inclusione, della cultura, dell’orgoglio di essere di nuovo capitale europea insieme anche a una certa retorica di sinistra che voleva ancora dire ‘appartenenza’) si stava sgretolando. Mi ha preso a calci questa città, non sempre ci siamo capite. Mi ha preso a calci appena arrivata con un sindaco di destra e un lavoro del quale vedevo già i limiti e i possibili compromessi. Mi hanno preso a calci gli ideali che di fronte al potere si sporcano sempre. A volte la realtà non è all’altezza delle aspettative e dei sogni e allora ti prendi i calci nei denti. Dalle persone e dalle cose che avevi immaginato. Ti prendi i calci perché i compromessi non li accetti e le persone ti deludono e il potere ti farà sempre schifo. Però nonostante questo ho sempre riconosciuto a Roma una straordinaria capacità di cambiare pelle e di resistere contro tutto. Come se sotto le pietre e i monumenti ci fossero custoditi anche gli strumenti per conservarsi, nel sarcasmo, nella strafottenza, nella sfrontatezza e nell’orgoglio. Passerà tutto e Roma sarà qui. è solo questione di tempo. Prenderemo altri calci, me ne vorrò andare e tornerò perché qui vedo la mia vita e perché non si girano le spalle a chi ti da un’opportunità. Passerà il tempo e dimenticheremo anche questa primavera brutta senza appartenenza, senza sogni e senza ideali. Ci riproveremo, scaveremo sotto i muri e troveremo l’orgoglio e anche gli ideali e non saranno sporchi. Prima o poi l’estate torna.

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