DI ENNIO REMONDINO
ennio remondino
Da quasi due settimane si combatte intorno a Falluja. Le forze governative irachene circondano la città e provano a tagliare gli accessi segreti e i tunnel sotterranei di Isis. L’attacco finale è stato rimandato a causa dei civili nelle mani degli jihadisti che li stanno usando come scudi umani, e le notizie di stragi tra i civili si moltiplicano. E da oggi è il sacro Ramadan, con quali conseguenze sulla battaglia?
Fallujah cannone cop
A Fallujia le truppe irachene hanno annunciato di essere pronte ad entrare nella roccaforte Isis assediata ormai da giorni, ma le notizie di stragi tra i civili si moltiplicano. Secondo una Ong norvegese, diverse persone sarebbero state uccise dagli jihadisti mentre cercavano di attraversare l’Eufrate. Civili disperati che, da fonti giornalistiche, avrebbero cercano di attraversare il fiume nascondendosi persino in frigoriferi, armadi e botti. E’ terrore a Falluja.
Secondo le testimonianze di chi è riuscito a lasciare la assediata, si calcola vi siano ancora circa 50.000 civili di fatto ostaggi degli jihadisti. L’Is da due anni tiene in mano la città irachena, a maggioranza sunnita, a 50 chilometri a ovest di Bagdad. Accuse da verificare anche contro le milizie sciite Al Hashd Al Shabbi, supporto alle truppe governative, su stragi di civili sunniti uccisi in odio religioso. Da questo la minaccia da parte dei capi tribali di fermare il sostegno alle truppe governative nella guerra all’Isis.
Per l’Isis Falluja è questione di vita o di morte, scrive Zuhair al Jezairy su Internazionale. E per resistere usano ogni mezzo: cecchini piazzati in edifici abbandonati, una rete di mine artigianali che copre strade e case, autobombe e, soprattutto, cinquantamila civili usati come scudi umani, tra cui ventimila bambini. Ogni tanto i jihadisti attaccano le forze governative o le milizie sciite, ma i circa 800 foreign fighters sanno di non avere altra via d’uscita se non la morte. Anche da questo la loro ferocia oltre ogni limite.
Per il governo iracheno si tratta di una “battaglia santa prima del mese santo del Ramadan”. Ma è anche una battaglia decisiva per la capitale, Baghdad, perché Falluja è la città controllata da Isis, più vicina, a soli quaranta chilometri. Molti attentati avvenuti nella capitale avevano radici proprio a Falluja. Con lo slittamento dell’attacco finale nessuno sa quanto dovrà durare ancora la sofferenza della popolazione dentro e attorno alle città martire due volte.
Per il governo iracheno si tratta di una “battaglia santa prima del mese santo del Ramadan”. Ma è anche una battaglia importante per la capitale, Baghdad, perché Falluja è la città controllata dall’Is più vicina, a soli quaranta chilometri. Molti attentati avvenuti nella capitale avevano radici proprio a Falluja. Con lo slittamento dell’attacco finale nessuno sa quanto dovrà durare ancora la sofferenza della popolazione.
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