DI ENNIO REMONDINO
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SECONDO L’AP AVREBBE RAGGIUNTO IL NUMERO DI DELEGATI. Hillary Clinton contro Donald Trump. La sfida per la Casa Bianca sarebbe decisa. Lo afferma la Associated Press che vende per certezza delle intenzioni di voto: l’ex first lady ha/avrebbe i numeri per conquistare a nomination democratica. Ha superato la fatidica soglia di 2.383 tra delegati e superdelegati che la voteranno (probabilmente) alla convention di Filadelfia di fine luglio.
Hillary Rodham Clinton
A voler sottilizzare, la candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Rodham Clinton, ha i numeri vincenti ma non la certezza della candidatura ufficiale alla corsa presidenziale. Ha superato la fatidica soglia di 2.383 tra delegati e superdelegati che la voteranno alla convention di Filadelfia di fine luglio. Ma saranno quei delegati semplici o ‘super’ a decidere, e il rivale di Hillary, il sorprendente socialista Sanders, fa bene a ricordarlo alla rivale e al mondo. Ma lei, Hillary, -anche questa è propaganda politica- festeggia.
«È un momento storico senza precedenti», esalta la candidata che sarà quasi certamente la prima donna della storia degli Stati Uniti a concorrere alla Presidenza. Alla gioia della Clinton si contrappone l’ira di Bernie Sanders, che fino all’ultimo ha tentato di mettere i bastoni tra le ruote all’ex segretario di Stato. «È spiacevole vedere come i media stiano ignorando la richiesta della commissione nazionale del partito democratico di aspettare l’estate per la conta dei superdelegati», ha detto il portavoce del senatore.
Va spiegato che a consegnare la vittoria numerica a Hillary infatti -oltre all’ultima affermazione nel voto a Porto Rico- sono proprio i superdelegati, i dignitari del partito democratico, dai membri del Congresso ai governatori che siedono di diritto alla convention e -a differenza dei delegati- non devono essere scelti nel corso delle primarie. Ebbene, secondo un sondaggio dell’ultima ora della Associated Press in maggioranza sosterranno la ex first lady. Sondaggi ed azzardo giornalistico con qualche cedimento alla tifoseria.
Otto anni fa, di questi tempi, tutt’altra situazione. Hillary doveva concedere la vittoria al giovane senatore dell’Illinois Barack Obama. Uno schiaffo tremendo, che però alla fine fu incassato da Hillary che divenne il capo della diplomazia Usa nella prima fase dell’amministrazione Obama.  Nacque un sodalizio politico più che personale che attende ora “l’endorsement”, l’avallo e il sostegno formale dal presidente uscente non più arbitro tra candidati in casa democratica. Deciderà l’imminente voto in California.
Comincia di fatto una nuova fase della campagna elettorale democratica. Quella in cui tutto il partito dovrà unirsi contro la ‘minaccia’ Trump. Nella speranza che Sanders non voglia a tutti i costi proseguire la sua battaglia, anche ormai persa sul fronte dei numeri. Non a caso il senatore – secondo indiscrezioni di stampa – è stato contattato lo scorso fine settimana dallo stesso presidente Obama, che si appresta a scendere in campo per l’ultima campagna elettorale della sua carriera.
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