DI DANIELE GARBO
daniele garbo
Fine delle chiacchiere, da domani si fa sul serio e il campo sarà giudice supremo. Francia 2016 tiene a battesimo l’Europeo più lungo e più ampio della storia, con 24 squadre partecipanti come non era mai accaduto prima. Monsieur Platini, decaduto presidente dell’Uefa, l’ha voluto così per compiacere le televisioni, che sborsano un sacco di euro per i diritti. Un film già visto con la Champions League, che ormai da anni della vecchia Coppa dei Campioni (inteso come torneo che raccoglie le squadre vincitrici dei vari campionati) non è più nemmeno lontana parente, visto che alcuni paesi possono schierare addirittura la quarta classificata in patria.
Il risultato, così come per la Champions, sarà un inevitabile abbassamento del livello tecnico e il rischio che, dopo i primo rovesci, alcune nazionali mollino gli ormeggi falsando le partite successive, oltre che, naturalmente, le classifiche dei gironi.
In questa competizione l’Italia non ha mai avuto troppa fortuna, se si esclude l’edizione del 1968, vinta a Roma grazie al sorteggio benigno in semifinale contro la Russia. Talvolta non ci siamo qualificati per la fase finale e quando ci siamo riusciti, raramente abbiamo fatto molta strada. La grande occasione di tornare in vetta all’Europa l’abbiamo sprecata nel 2000 in Olanda, quando nella finale con la Francia siamo stati a 30 secondi dal titolo, prima che il pareggio di Wiltord e il Golden Goal di Trezeguet ci spedissero all’inferno delle recriminazioni.
Questa volta che il girone non sarebbe proibitivo e che il meccanismo consente un inconsueto margine di errore (si qualificano per gli ottavi di finale le prime due dei 6 gironi più le 4 migliori terze. Vale a dire che le 36 partite della prima fase serviranno per eliminare soltanto 8 squadre) ci presentiamo in campo con una nazionale poverissima di talenti, forse la più povera di sempre, e un Commissario Tecnico, Antonio Conte, che sta già pensando a rilanciarsi col Chelsea.
E allora proviamo a tracciare una sorta di griglia di partenza, come nei Gran Premi di Formula Uno. In prima fila metteremmo la Francia, padrona di casa e formazione ricca di qualità, e la Germania campione del Mondo in carica.
In seconda fila la Spagna, campione d’Europa uscente, alle prese con un ricambio generazionale tutt’altro che semplice, ma sempre in grado di mettere in campo talenti cristallini; e accanto alla Roja vediamo il Belgio, che davanti ha una ricchezza davvero inconsueta.
In terza fila l’Inghilterra, con Rooney alla ricerca di un trofeo che ha sempre mancato, e l’astro nascente Vardy, reduce dal trionfo in Premier col Leicester di Ranieri e fresco di trasferimento (con tanto di polemiche da parte di suoi ormai ex tifosi) all’Arsenal.
Accanto ai Leoni, occhio alla Svezia di Ibrahimovic, rimpolpata dai giovani che lo scorso anno conquistarono il titolo europeo under 21.
E ci fermiamo qui. Anzi, spendiamo ancora due parole sull’Italia. Conte è stato sicuramente sfortunato a perdere per strada Verratti, Montolivo e Marchisio, le cui assenze hanno depauperato il centrocampo. Ma non è colpa sua se il nostro calcio fatica tremendamente a esprimere talenti e se ogni domenica ci sono squadre di prima fascia che schierano da 0 a 2 italiani nella formazione iniziale. In attacco è atteso con curiosità Insigne, speriamo nell’esplosione di Zaza e nella consacrazione di Bernardeschi, un probabile campione del futuro prossimo. Passare il girone, col meccanismo citato in precedenza, è un obbligo morale. Ma non siamo disposti a mettere la mano sul fuoco che sia così scontato e neppure troppo facile. Tutto quello che dovesse venire dagli ottavi in poi sarà guadagnato.
Annunci