DI SILVESTRO MONTANARO

silvestro montanaro

 

Immaginate di essere alla vigilia di un voto decisivo nella storia del vostro paese. Ed immaginate che  vi venga detto, proprio alla vigilia, che il vostro candidato ha già perso, che la vittoria è già andata al candidato avversario. Andreste a votare o ,delusi, restereste a casa tanto non varrebbe più la pena recarsi alle urne?
E’ successo negli Stati Uniti, alla vigilia dell’ultimo supermartedì di primarie del partito democratico. Qualcuno ha messo in piedi un improbabile riconteggio dei voti e dei delegati spettanti a Hillary Clinton e l’ha dichiarata già vincitrice della nomination a candidata per le presidenziali americane.
Si votava in sei stati, nell’importantissima California che di delegati ne assegna circa cinquecento, e si è detto che la partita era già chiusa. Inutile dire che Sanders, il candidato che ha riempito i cuori di tanta gioventù americana con le sue grandi idee di riforma e giustizia sociale, ha perso il supermartedì per un margine davvero risibile di voti.
Non è l’unica scorrettezza che il “socialista” Sanders ha dovuto subire in questa faticosa e lunga campagna elettorale. I vertici del partito che ne avrebbero dovuto garantire la correttezza hanno più volte palesato le loro simpatie per la Clinton. Non si è voluto,poi, in un paese nel quale la partecipazione al voto è ai minimi storici, concedere la possibilità di esprimersi a milioni di giovani americani indipendenti, rei di non essere iscritti alle liste elettorali come democratici. Pur di sconfiggere Sanders, il candidato che quei giovani avrebbero votato, si è scelto di sbattere la porta in faccia a chi voleva riaffezionarsi alla politica.
Ma è l’intera ossatura delle primarie del partito democratico a mostrare i suoi tratti conservatori ed antidemocratici. Che libera scelta è possibile, quale innovazione è spendibile, quando un quarto dei voti è già determinato? Ai vertici del partito è riservata una quota di superdelegati che e’ più di una indicazione di voto. Il partito democratico nei fatti già decide chi è il suo candidato ed in questo caso è stato più che evidente. I circa seicento superdelegati, l’establishment, erano tutti con Hillary.
La Clinton in fondo è proprio questo. La candidata dell’establishment. Non solo dei vertici del suo partito, ma anche di quelli della finanza e dell’economia che hanno finanziato per centinaia di milioni di dollari la sua corsa alla presidenza.
Un brutto affare. Tanto più che si andrà ad un voto che vedrà candidato un personaggio come Donald trump, vissuto dalla pancia molle degli States come il campione antiestabilishment. I sondaggi, già ora, lo vedono primeggiare nei confronti della Clinton gravata da più scandali e dall’accusa di esser poco credibile per le sue continue giravolte politiche sui temi più importanti.
Gli stessi sondaggi dicono che contro Trump l’unico candidato possibile era e resta Bernie Sanders.
Il senatore del Veermont ha già fatto sapere che non fa un solo passo indietro e che darà battaglia alla convention democratica che sancirà il candidato alla presidenza. Bene. Ancor meglio, poi, l’intenzione di far dei suoi sostenitori un movimento organizzato in grado di far valere le proprie dee e proposte di cambiamento. Sarebbe un gran regalo alla democrazia americana e a tutti noi.

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