DI LUCA SOLDI

luca soldi

Le nozze sono un momento troppo importante per essere celebrate con i fichi secchi.
Si rischia davvero di essere ridicoli. Quei fichi secchi offerti agli invitati sono il segno di una povertà estrema. E quindi, quelle nozze, sarebbe meglio non celebrarle. Può scapparci pure qualche sorriso. Meglio aspettare qualche mese ed accumulare qualche risparmio in più.
E quando si parla di una festa, come può essere un matrimonio, il ragionamento può funzionare. Ma l’accostamento fatto dal Ministro per la Salute, Beatrice Lorenzin, ha ben poco della battuta simpatica.
E’ accaduto che ieri, il massimo referente, il vertice, la figura responsabile della salute dei cittadini italiani si sia fatta scappare una di quelle frasi che mai si sarebbe dovuto ascoltare.
La Lorenzin ha voluto commentare i drammatici dati forniti dal rapporto CENSIS, nei quali si legge che sono diventati ben 11 milioni gli italiani che, nel 2016, hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie a causa di difficoltà economiche.
La ministra ha detto: ”Il Sistema Sanitario deve fare i conti con la grave crisi economica che le famiglie stanno vivendo e questa indagine Censis ci conferma la necessità di difendere l’aumento previsto del Fondo Sanitario per il 2017-18, che intendiamo utilizzare tra l’altro per sbloccare il turn over. Deve essere chiaro a tutti che non si possono fare le nozze con i fichi secchi”.
La ricerca Censis-Rbm, presentata in occasione del Welfare Day, denuncia quello che la Lorenzin ha liquidato con una battuta, evidenzia che ci sono persone che non riescono a “finanziarsi” le prestazioni di cui avrebbero bisogno.
E la parola “finanziarsi” e’ bene ribadirla, sottolinearla, perché alcuni esami, alcune cure, richiedono di esborsare importi decisamente sproporzionati rispetto alla pensione oppure allo stipendio saltuario, percepito.
Sì, perché a soffrire del problema, a veder negato il diritto alla salute, sono in particolare 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials, ovvero i nati tra gli anni ’80 e il 2000.
“L’universo della sanità negata tende a dilatarsi”, tra “nuovi confini nell’accesso al pubblico e obbligo di fatto di comprare prestazioni sanitarie”, commentano dal Censis-Rbm Assicurazione Salute. Ma meno sanità, meno prevenzione vuol dire anche “meno salute per chi ha difficoltà economiche o comunque non riesce a pagare di tasca propria le prestazioni nel privato o in intramoenia”.
Senza considerare che la mancata prevenzione, l’allentamento sulle analisi e le diagnosi porta poi a degenerare, a far scoppiare patologie, anche gravi i cui costi diventano poi un macigno dal punto di vista economico per la sanità pubblica.
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