annalisa minutillo
DI ANNA LISA MINUTILLO
L’allarme viene lanciato dal presidente delle polizie cantonali in un Paese dove di mafia si parla ancora troppo poco. “Le inchieste dimostrano il radicamento della criminalità calabrese. I settori più a rischio sono quello immobiliare e la ristorazione. Il procuratore Noseda: “Omertà nei cantieri”. Compreso l’Alptransit appena inaugurato da Renzi. Bernasconi, padre della legge antiriciclaggio: “Un solo controllore per 1.200 fiduciarie”. Il pm antimafia De Bernardo: “Con gli appalti si controllano posti di lavoro e consenso”
“Sono molto preoccupato per l’infiltrazione della criminalità organizzata in Ticino, sta erodendo letteralmente il tessuto economico. Se non facciamo qualcosa si compreranno tutto”. Queste sono le dichiarazioni che lanciano la preoccupazione forte rilasciate dal presidente delle Polizie comunali del Cantone, Dimitri Bossalini. Anche Svizzera una Nazione che parrebbe essere sempre stata tranquilla e attenta le varie organizzazioni mafiose italiane si tanno avviando a diventare un problema che deve essere risolto. Le preoccupazioni maggiori giungono dalla ‘ndrangheta. Bossalini è a capo della polizia nella regione del Vedeggio da circa due anni. Alcuni esperti di sicurezza hanno segnalato da tempo il problema della formazione di ‘ndrine nel centro del Canton Ticino Viene tenuto sotto osservazione il comune di Lamone, un paese di soli 1.600 abitanti situato a pochi chilometri da Lugano, poiché rappresenta il centro finanziario del Cantone, in ordine di grandezza , è il terzo della Svizzera. Qui risiedono molte persone di origini calabresi .
Anche altri comuni vengono comunque monitorati.
“Che la ‘ndrangheta sia radicata in Ticino è un’evidenza, è palese e lo dimostrano le inchieste”, spiega Bossalini, questo è facilmente riscontrabile dal rapporto della Polizia Federale del 2013. Si può inoltre verificare come questi interessi abbraccino maggiormente i settori immobiliari e della ristorazione. Inoltre anche il movimento terra e l’edilizia risultano essere settori importanti per fare affari. “Hanno approfittato dei bassi tassi delle ipoteche per acquistare stabili con cui riciclare i loro profitti, in alcuni comuni è lampante”, spiega ancora Dimitri Bossalini, “ed è con personaggi di questo tipo che ci si ritrova a concludere affari anche nostro malgrado. Purtroppo, prosegue Bossalini, in Svizzera per le indagini abbiamo spesso le mani legate: non abbiamo i mezzi che hanno gli inquirenti italiani, per esempio le intercettazioni telefoniche e i pedinamenti. La legge è molto più restrittiva qui da noi”. Risale a poco tempo fa la conferenza organizzata a Lugano da parte dell’ ’Osservatorio europeo di giornalismo dell’Università della Svizzera italiana e dal gruppo di giornalisti d’inchiesta investigativa allo scopo di mettere in risalto proprio la presenza in Svizzera della mafia. E’ stata un’occasione per vedere esperti e inquirenti rosso-crociati e italiani discutere insieme, in un Paese dove il dibattito sulla presenza mafiosa è appena agli albori , a differenza di ciò che avviene in Italia, è molto raro ritrovare magistrati, poliziotti e politici che si confrontino pubblicamente sul tema. “Non avete stragi o il vettore armato, non ci sono quasi mai regolamenti di conti, ma da voi la ‘ndrangheta si nasconde in una società ombra, e si annida nel sottobosco finanziario”, ha spiegato il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Antonio de Bernardo, il quale ha coordinato numerose inchieste sulle ramificazioni della ‘ndrangheta in Svizzera. “Dovete fare soprattutto attenzione agli appalti pubblici, settore che sta in cima al programma di investimenti dell’organizzazione mafiosa. Lì si possono fare guadagni enormi. Mettendo le mani sui soldi statali si possono controllare anche aziende e lavoro. Uno strumento di potere fondamentale”.
Questo aspetto è stato messo in evidenza con il legame riscontrato nel progetto Alptransit, la trasversale ferroviaria alpina con la galleria più lunga al mondo, ben 57 chilometri, che proprio a inizio giugno è stata inaugurata in Ticino, a cui ha presenziato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Tre responsabili del progetto saranno chiamati a giudizio perché ritenuti colpevoli della morte di un operaio, un 54enne di origine calabrese, che rimase schiacciato da una roccia all’interno del cantiere nel 2010. Le accuse per gli imputati sono di omicidio colposo. John Noseda, procuratore capo del Ministero pubblico ticinese, titolare dell’inchiesta, all’incontro organizzato dall’Università della Svizzera italiana ha spiegato che “quando gli inquirenti arrivarono, il luogo dell’incidente era stato completamente stravolto, con l’aggiunta di misure di sicurezza in precedenza non presenti. Ma nessuno dei trenta operai , prosegue nel racconto Noseda, ha voluto parlare, perché avevano paura per il loro lavoro e la loro famiglia. Questa è omertà riconducibile alla mafia. I lavoratori vengono portati qui, sfruttati e minacciati come nelle più classiche logiche di stampo mafioso”. Queste dichiarazioni fanno molto riflettere.
All’azienda Condotte-Cossi, che si era aggiudicata il lotto di una delle gallerie della trasversale , nel 2008 in piena gara di appalto era stato ritirato per alcuni mesi il certificato antimafia in Italia.Fù poi riottenuto grazie ad un ricorso. Cinque manager, responsabili della costruzione di un tunnel nella Salerno-Reggio Calabria, furono stati arrestati ai tempi per concorso esterno in associazione mafiosa. In quella occasione si parlò di un vero e proprio patto con la ‘ndrangheta. “La Svizzera deve tenere l’attenzione alta sulle infiltrazioni, in certi casi e secondo il grado di infiltrazione negli appalti pubblici l’organizzazione criminale può avere un controllo su tutto quello che succede”, ha commentato ancora Antonio de Bernardo. “Decidere chi lavora e chi non può lavorare anch’esso è uno strumento di potere enorme. Così si crea consenso tra la popolazione”.
“Nel nostro Paese mancano gli anticorpi, non solo per le gare di appalto, ma in tutto il settore finanziario”, gli ha fatto eco l’avvocato Paolo Bernasconi, il padre della legge anti-riciclaggio elvetica. Bernasconi ha spiegato che “più c’è sottobosco finanziario, più c’è mafia”. In Ticino, dove la finanza ha un ruolo fondamentale , non esiste al momento una forma efficace di prevenzione. “Mancano le norme, ma soprattutto mancano i sistemi di controllo e fa molto riflettere pensare che per oltre 1.200 fiduciarie esiste solo un ispettore di controllo”. Va detto , conclude Bernasconi , che il dipartimento cantonale delle istituzioni sta studiando delle misure per arginare le società bucalettere (così sono chiamate in Canton Ticino le società di comodo, che fungono appunto soltanto da ‘buca delle lettere’), che in Svizzera sono sempre più diffuse e dove i riciclatori hanno campo libero per nascondere i propri proventi”.
All’attenzione del Governo federale resta ancora l’inasprimento dell’articolo 260 che sanziona il reato di organizzazione criminale, punendo “chiunque partecipa a un’organizzazione tenendo segreti la struttura e i suoi componenti e che ha lo scopo di commettere atti di violenza criminali o di arricchirsi con mezzi criminali”, ma per il quale la pena massima è soltanto di 5 anni. Bernasconi ha ricevuto da parte della Confederazione mandato proprio per effettuare una perizia con cui proporre una serie di provvedimenti atti a contrastare la criminalità economica organizzata. In breve tempo il Parlamento svizzero sarà chiamato a decidere.
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