DIALBERTO TAROZZI
Università degli Studi del Molise
Per chi non l’avesse capito, il tentativo della Merkel di utilizzarle la Turchia come argine all’ondata dei profughi non aveva come unico scopo quello di ottenere una ricollocazione dei richiedenti asilo che coinvolgesse il maggior numero di attori possibili e che quindi potesse andare oltre gli egoismi individuali.
La Merkel, avenva ben chiaro il ruolo provocatorio della Turchia nei Balcani, alleato degli ultras del nazionalismo panalbanese con forte inquinamento del radicalismo islamico. Anche lì, Angela voleva ricondurre Erdogan ai codici della politica. Vale a dire a capire che non è il momento di innescare ovunque prospettive imperiali: Soprattutto contro i soliti odiati Kurdi, ma anche nei Balcani, come nel resto del Medio Oriente, complice Ryad, contro gli Sciiti e l’Iran, fino all’Armenia, pensando spesso a Putin.
La politica è fatta anche di compromessi, di do ut des, di negoziati. Era sperabile che, fallita l’infiltrazione in Sirak col surrettizio fiancheggiamento dell’Isis, il sultano accettasse una mano nell’accoglienza di due o tre milioni di profughi, che non sono comunque uno scherzo, in cambio di un cambiamento di rotta e del passaggio da incendiario a pompiere degli innumerevoli focolai presenti a sud, come a est, come a ovest, dei suoi territori.
Dopo aver per il momento rifiutato quella mano, visto che anche da parte tedesca si decide di far sul serio con il riconoscimento del genocidio armeno, il sultano rilancia. Minacce di ritorsione economica alla Germania e di striscio alla Ue, tanto per stare in allenamento. Guerra aperta coi Kurdi con la stessa Istanbul campo di battaglia
Ma anche sceneggiata principe ai funerali di Mohamed Ali, in spregio e sfregio allo stesso Obama.
C’è di che temere anche per quanto potrà avvenire dall’altra parte dell’Adriatico, come se non bastasse quanto sta avvenendo in terra di Turchia e dintorni contro i Kurdi: la preoccupazione generalizzata legata alla rotta dei Balcani aveva raffreddato nell’ultimo anno alcune tensioni solo apparentemente minori, in Serbia, come in Kossovo, in Bosnia come soprattutto in Macedonia. Adesso i giochi di pre-guerra potrebbero riaprirsi. Non solamente con l’invio di pattuglie di foreign Fighters da Kossovo e Bosnia verso il Medio Oriente
In Macedonia ad esempio 5mila persone al giorno scendono in piazza a criticare il governo filo-russo e a prefigurare una rivoluzione colorata di tipo ucraino. Per ora il tutto si limita alle manifestazioni e la sponsorizzazione estera sa tanto, semmai, di made in Usa. Ma già l’anno scorso accanto a queste manifestazioni c’erano stati scontri tra insorti islamici filo albamesi e polizia macedone con ben 40 morti in quel di Kumanovo. E lì più che di stelle e di striscie, qualcuno aveva ipotizzato le tracce di una mezza luna.
Qualche dubbio e notevoli paure che, il mancato addomesticamento del sultano, possa essere la premessa a qualche replica dello scorso anno, magari su scala allargata.
Genocidio armeno, Erdogan minaccia ritorsioni con Berlino
Il presidente turco alla vigilia del voto con cui il Bundestag si pronuncerà su una risoluzione che definisce genocidio il massacro degli armeni avvenuto un secolo…
it.sputniknews.com|Di Sputnik
Advertisements