DI LUCA SOLDI
luca soldi
Questa volta e’ stato un parroco a dire basta: “non e’ tollerabile che la Madonna, debba dare un tributo onorando il boss del paese e la camorra”.
E così don Fernando Russo si e’ tolto la stola e si e’ allontanato dalla processione.
Poco prima i portantini della statua della Madonna del Rosario di Livardi, piccola frazione di San Paolo Bel Sito, nella zona di Nola, avevano cambiato il percorso tradizionale per la processione, entrando in un vicoletto che porta verso l’abitazione di una delle famiglie legate alla malavita locale, quella dei Sangermano.
I “distratti” confidavano che la deviazione fosse sopportata, tollerata da tutti. Nessuno avrebbe mai immaginato che il “gran rifiuto” fosse esercitato proprio il parroco.
Non solo, insieme a lui ha lasciato il corteo anche il maresciallo dei Carabinieri, Antonio Squillante. Entrambi si sono resi conto che qualche cosa non andava appena sono arrivati in corrispondenza del vicolo che porta alla casa dei Sangermano, e’ stato li che un soprano ha cominciato ad intonare l’Ave Maria. Un altro fuori programma che faceva da preludio alla deviazione. I due dopo un rapido scambio di occhiate non hanno perso tempo ed hanno preferito non confondersi fra i “fedeli” del boss.
Così l’inchino, i portantini, con tanto di statua girata verso la casa da ‘onorare’, se lo sono fatti da soli, senza poter contare sulla complicità delle istituzioni del paese.
La vicenda non poteva passare sotto silenzio e così il giorno dopo gli autori del fuori programma hanno dovuto subire le parole di fuoco anche del vescovo di Nola, Beniamino Depalma: «Avete violentato la processione e oltraggiato Livardi. Credete di poter disporre delle statue e della Chiesa, credete di poter subordinare tutto a voi, anche Dio. E invece dovete solo chiedere perdono per la vostra arroganza e prepotenza».
La lettera pubblica del vescovo a don Russo ed alla gente di Livardi, non lascia spazio a fraintendimenti.
La sua e’ una denuncia «scellerato sistema di malaffare e ingiustizia chiamato camorra», un sistema che vorrebbe nutrirsi di simboli religiosi per tenere dalla propria parte il popolo:
«Questo ingiustificabile comportamento mi ha rattristato nel profondo. Nell’ascoltare il tuo racconto ho percepito il dolore che hai provato nel vedere il tuo gregge procedere come se non avesse una guida, ignorando la tua presenza e le tue scelte pastorali, ignorando colui che rappresenti: Gesù Cristo».
La lettera continua richiamando le recenti norme adottate dalla diocesi e dalla Conferenza episcopale campana sulle manifestazioni di pietà popolare, che non lasciano spazio ad interpretazioni personali: “Dio è per tutti”, prosegue il vescovo, ma «la misericordia non è mai separata dalla verità e dalla giustizia».
«L’amore di Dio non può essere preteso», come certi gruppi di ‘fedeli’, con oscuri registi alle spalle, a volte danno ad intendere.
Adesso il sacerdote, don Fernando, parroco da 13 anni, il suo vescovo e tutta la gente per bene di Livardi attendono che lo stato, la procura di Nola, indaghino senza riguardi.
foto di Luca Soldi.
 
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